Rete da manuale del turco che chiude il macht contro la Roma e forse anche lo scudetto

Nel macht di domenica sera tra Inter e Roma c’è un momento, un istante preciso, in cui la gara è cambiata incontrovertibilmente. Il gol di Hakan Calhanoglu.
Minuto 46 e 55 secondi. Primo tempo. Recupero. Da una trentina di metri dalla porta, un missile terra-aria, con tanto di cambio direzione della sfera, è decollato dal destro del calciatore turco lasciando al portiere avversario Svilar, un volo e tanto vuoto. Un gol che ha di fatto mutato il destino del macht, e probabilmente la storia di questo campionato.
L’Inter era passata in vantaggio dopo pochi secondi dal calcio di inizio col ritrovato Lautaro Martinez. Gol da repertorio del “puntero” argentino. Carta vince, carta perde. Puntate signori. Quando meno te lo aspetti, il mazziere è già andato via con le carte e la cassa. L’attaccante di Bahìa Blanca, dove la Pampa si tuffa nell’Oceano, sbuca all’improvviso alle spalle del difensore giallorosso, e butta la palla in rete. La puntualità è il suo forte. Uno dei pochi attaccanti al mondo capace di smaterializzarsi ed apparire per magia all’improvviso. E proprio come per il mazziere in fuga, quando Lautaro lo metti a fuoco, ormai è già troppo tardi!
Nonostante tutto, il prosieguo del primo tempo, vede i nerazzurri che lasciano terreno ad una Roma, che col passare dei minuti prova ad uscire dall’insolito torpore iniziale, e sposta il baricentro nella metà campo dei padroni di casa. Il macht è bruttino dal punto di visto tecnico. L’Inter passa in versione gestione del vantaggio. La Roma pian pianino sostituisce al supermorbido iniziale, una maggiore precisione dei passaggi. La squadra di Chivu, come è accaduto diverse volte in questa stagione, passa dalla sostanza alla forma e perde solidità. A cinque minuti dalla fine del primo tempo, la Roma “gasperiniana” (sempre valido l’inziale nonostante tutto) trova il pareggio con la testa di Mancini, che indisturbato in piena area di rigore pareggia.
Quando le porte degli spogliatoi erano pronte a schiudersi per la pausa, e gli addetti preparavano bottigliette e unguenti per i muscoli, va in scena il fenomeno della fotosintesi calcistica. L’energia chimica e meccanica si trasforma in energia solare dell’arte, creando una prodezza che gli inglesi chiamano goal! In questo processo di trasformazione contribuisce anche la chimica pigra dell’avversario Lorenzo Pellegrini, incurante del rischio in agguato. Il Calha, come lo chiamano amabilmente in terra di Brianza, prima di ricevere palla dal compagno Zielinski, da un’occhiata intorno a sé, e capisce che l’avversario giallorosso è in modalità pascolo sul prato verde. Quando Pellegrini rinsavisce, e realizza che il turco rientra a pieno titolo nella ristretta cerchia di coloro che sono capaci di coprire quella distanza, ormai è troppo tardi. La gamba destra di Hakan Calhanoglu è già in versione portaerei. Il turco fa partire il suo destro in missione che finirà per fare esplodere di gioia il pubblico di San Siro. Manuale da scuola-calcio. Frame da vivisezionare e mostrare in ogni singolo dettaglio ai ragazzi italiani, sperando che qualcuno tra quattro anni riporti gli azzurri ai mondiali.
Sulla prodezza del turco e sulla distrazione del centurione romano, la partita si chiude. Nella ripresa non c’è storia. I giallorossi escono dal macht, mentre l’Inter dilaga prenotando lo scudetto con un sonante 5 a 2.
Anche se, dopo la vittoria di pasquetta del Napoli sul Milan, l’esibizione del primo tempo nerazzurro, qualche dubbio lo lascia sulla proclamazione anticipata del titolo.

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